Gli psicoterapeuti sono spesso oggetto di molte domande da parte dei pazienti. Il problema è dovuto al fatto che ci sono ancora molti tabù e pregiudizi nei confronti di questa professione.
Si sa, qualsiasi dottore è sottoposto al “giudizio” dei suoi pazienti, che spesso credono di saperne più del medico stesso. E gli psicoterapeuti non sono un’eccezione.
Per questo motivo ecco una serie di domande, alcune serie ed altre divertenti, a cui spesso nel loro studio devono rispondere.

Come devo chiamarlo? Dottore? Signore? Per nome?

donna-sul-divano-del-terapeutaSi tratta di una domanda frequente al primo incontro. Le persone non sanno come rivolgersi allo specialista che hanno davanti e con cui devono parlare della loro infanzia, delle loro paure o dei loro problemi di coppia. La situazione può essere imbarazzante. Di solito, chiamarsi per nome è una pratica comune.

Psicoterapeuta e psicoanalista sono la stessa cosa?

A volte, per sentirci meno “strani”, quando parliamo tra amici o familiari diciamo che stiamo andando dal terapeuta, o psicoterapeuta, o dall’analista. Eppure, ci sono differenze tra queste professioni. Lo psicoterapeuta, laureato in medicina o psicologia, ha conseguito una specializzazione quadriennale post lauream in psicoterapia. Mentre lo psicoanalista ha scelto come specializzazione la psicoanalisi, una disciplina diversa.

Perché non mi posso sdraiare sul lettino come nei film?

Non è molto comune che gli psicoterapeuti abbiano quel divano che si vede così spesso nelle serie tv o nei film, in cui sdraiarsi comodamente. Dipende dall’orientamento terapeutico, dalle scelte dello specialista, dalla modalità di intervento dello stesso. Si tratta di un’immagine che molti hanno in mente e che può sorprendervi la prima volta che vi recate dallo specialista. Qualcuno se n’è persino lamentato perché non poteva sdraiarsi, qualcun altro invece teme l’idea di doversi stendere!

Devo fare per forza quello che mi dice lo psicoterapeuta?

In realtà, di solito non dice che cosa “deve” fare il paziente, ma indica una strada per aiutarlo a trovare la soluzione ad un problema. Forse capita di dare dei consigli, ma questo non significa che bisogna seguirli parola per parola. Ognuno è libero di agire come meglio crede.

Lo psicoterapeuta mi può ipnotizzare?

No, a meno che non siate voi a volerlo e vi rechiate da uno specialista in quest’ambito. Alcuni sono specializzati in ipnosi clinica, ma non vi preoccupate, non userà il suo pendolo per farvi imitare una gallina o farsi raccontare i vostri segreti. Se volete essere ipnotizzati, è bene chiedere di essere informati prima e prepararvi nel modo giusto. L’ipnosi è uno strumento sicuramente utile a chi necessita ed assolutamente inutile per alcune persone.

Posso mentire al mio terapeuta?

Se siete in grado di farlo, certo. Ma la verità è che non servirà a molto. Un po’ come quando si imbroglia in un esame: a rimetterci siete voi, non lui! Andare dallo psicoterapeuta implica una “patto di onestà” da parte di entrambi. Si presuppone che il paziente voglia risolvere uno o più problemi, e il lavoro dello specialista è capire da dove nascono e lavorare per la loro risoluzione. Mentire durante la terapia, quindi, servirà soltanto a rallentare il trattamento.

Lo psicoterapeuta è segreto?

Lo specialista è tenuto al segreto professionale, ciò significa che il trattamento dei dati è finalizzato esclusivamente allo svolgimento delle prestazioni richieste, strettamente inerenti alla sua attività di psicoterapeuta, per poter adempiere ai conseguenti obblighi legali, amministrativi e fiscali.

La psicoterapia di gruppo come fa ad essere segreta?

I partecipanti al gruppo sono invitati alla discrezionalità e segretezza, nel rispetto del setting professionale. Il principio del lavoro personale è il rispetto dell’intimità di chi si apre all’altro, che sia il terapeuta o un gruppo terapeutico. Il rischio è bloccare il gruppo ed il lavoro personale di ciascuno per scarsa fiducia, pagare e partecipare per non lavorare quindi, e non implementare le risorse personali dei membri del gruppo.
E’ responsabilità del professionista tenere un adeguato clima di gruppo ed invitare i partecipanti a mostrare attenzione all’altro, così come la ricevono dal gruppo.
Del resto: dichiarare di avere visto qualcuno in particolare in terapia di gruppo, equivale a dichiarare la vostra stessa presenza.

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